La lotta contro la diffusione della vespa cinese del castagno (nome scientifico Dryocosmus kuriphilus Yasamatsu) avverrà anche nel territorio della Vallata del Santerno seguendo un metodo biologico.
“Stiamo lavorando assieme alla Regione – dice il Vice Presidente del Nuovo Circondario Imolese Romano Veroli - per rassicurare i nostri castanicoltori davanti alla minaccia di un aggravarsi della diffusione della “vespa cinese”. Vogliamo difendere in ogni modo il nostro prodotto, riconosciuto di grande pregio e che si fregia, come pochissimi altri in Italia, del marchio europeo (Marrone di Castel del Rio – IGP), quale risorsa importante per lo sviluppo socio - economico del territorio montano della Vallata del Santerno”.
Con il programma triennale 2009 – 2011 la Regione ha individuato il metodo biologico come unico mezzo compatibile con una castanicoltura sostenibile. In un recente incontro, convocato al Circondario per fare il punto della situazione e sollecitare gli organi competenti a mettere in atto tempestivi ed efficaci interventi in grado di scongiurare il crollo della produzione castanicola, la Dr.ssa Nicoletta Vai del Servizio Fitosanitario Regionale ha illustrato il piano di interventi predisposto dalla Regione Emilia-Romagna tramite la collaborazione del Consorzio Fitosanitario di Reggio Emilia e l´Istituto di Entomologia dell’Università di Torino.
Il nemico naturale della vespa cinese è un piccolo imenottero, il Torymus sinensis, in grado di parassitizzare le larve di vespa cinese. Il primo lancio sperimentale del parassita è stato effettuato ad aprile in un castagneto a Carpineti in Provincia di Reggio Emilia, sulla base delle indicazioni fornite dal Professor Alberto Alma dell´Università di Torino. Poiché il parassita non può essere allevato in grandi quantità in laboratorio, la Regione ha predisposto la creazione di “aree preferenziali” nelle quali favorire l´adattamento e la proliferazione nei nostri ambienti montani. Tali aree fungeranno da serbatoio di inoculo per i castagneti della Regione.
“Vista la specificità del Marrone di Castel del Rio I.G.P. – continua Veroli – e di fronte all’allargamento del fenomeno delal vespa cinese in gran parte del nostro territorio di produzione, ho richiesto alla Regione di dare priorità agli interventi previsti dal progetto in alcuni castagneti della vallata del Santerno, già infestati. Se non si interviene rapidamente, c’è il rischio che nei prossimi anni la produzione di Marrone di Castel del Rio possa, se non sparire, ridimensionarsi profondamente, con gravi conseguenze dal punto di vista economico, sociale, paesaggistico e di difesa del suolo. La Regione, tramite la Dott.ssa Vai, ci ha assicurato che entro il 2011 in Vallata sarà creata un’area di premoltiplicazione del parassitoide Torymus sinensis, con due lanci dello stesso previsti nelle nostre selve castanicole. A tale proposito il Consorzio Castanicoltori di Castel del Rio e le istituzioni si sono impegnati a ricercare le zone più adatte a tale insediamento, consegnando alla Regione sin dalla prossima estate, prima e dopo la raccolta, il maggior numero di galle (la parte infestata del fiore o della foglia) che saranno poi esaminate dagli esperti dell’Università di Torino”.
Di fronte alla scarsità di finanziamenti (105.000 euro in tre anni), le istituzioni del nostro Circondario si sono impegnate a chiedere alla Regione ed ad altri enti pubblici e privati ulteriori fondi per accelerare i lanci di insetti antagonisti in modo più capillare e veloce.
“Penso – continua Veroli - che sarà necessario un intervento del Ministero delle Poilitiche Agricole e Forestali, già interessato del problema dall’Associazione Nazionale Città del Castagno, di cui sono Presidente Onorario. Chiediamo l’instaurazione di un gruppo di lavoro per arrivare ad un Piano Nazionale per il settore castanicolo, che dovrà affrontare anche questo problema. Anche il GAL Bologna Appennino è stato interessato della situazione ed ha dichiarato una disponibilità a collaborare. Ciò che ora è più importante è che i castanicoltori della Vallata del Santerno si attengano alle direttive regionali, evitando di attivarsi in proprio con altri sistemi (antiparassitari chimici) poiché questi metodi non solo non risolverebbero il problema, ma potrebbero addirittura peggiorare la situazione, colpendo anche l’insetto antagonista della vespa cinese”.
La lotta biologica nel settore castanicolo non è una novità nel nostro territorio: recentemente Agricola e Agrisanterno hanno proposto un accordo di filiera, finanziato dalla Regione, con l’intento di valorizzare e promuovere il prodotto Marrone locale. Nell’ambito di questo accordo vi è una misura specifica relativa alla lotta alla vespa cinese, che prevede sia di individuare uno o più parassitoidi indigeni, ma anche di sfruttare attraverso l’Università di Bologna, i risultati ottenuti.
“Ritengo, conclude Veroli, che senza eccessivi allarmismi tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti debbano fare la propria parte, possibilmente assieme, per far si che la minaccia rappresentata dalla vespa cinese sia sventata e si possa ancora fare affidamento sulla presenza proficua dei castagneti a vantaggio dello sviluppo socio economico di zone che hanno nel Marrone una unica risorsa per il proprio benessere socio – economico”.
LA VESPA CINESE DEL CASTAGNO
Il Dryocosmus kuriphilus Yasamatsu è considerato uno degli insetti più dannosi per il castagno. Simile ad una piccola vespa lunga circa 2,5 mm, è originario del nord della Cina ed è oggi molto diffuso in Asia e negli Stati Uniti.
Infesta sia il castagno europeo (Castanea sativa), selvatico o innestato, sia gli ibridi euro-giapponesi (Castanea crenata x Castanea sativa).
Attacca le foglie e i germogli, sui quali provoca la formazione di caratteristiche “galle” (ingrossamenti di forma tondeggiante, di colore rosso-verde) che compromettono lo sviluppo delle piante e ne riducono la fruttificazione.
In Europa questo parassita era assente fino al 2002, anno in cui è stato accidentalmente introdotto in Italia, in una zona a sud di Cuneo. Oggi l’insetto è segnalato in varie regioni italiane, tra cui l’ Emilia-Romagna.
La presenza della vespa cinese del Castagno è segnalata in Emilia – Romagna sin dal 2008 e la Regione ha avviato un monitoraggio nei vivai e negli impianti in produzione delle zone a rischio, con lo scopo di individuare eventuali infestazioni e mettere in atto le necessarie misure di eradicazione e contenimento.